Sosteniamo una seconda sfida per salvare l’Atrio Quadrato di Palazzo Ducale a Venezia e finanziamo il recupero del portale “gemello” attraverso la vendita delle nostre insalate
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CONCLUSO IL RESTAURO DEI DUE PORTALI DELLA SCALA D’ORO FIRMATO GLI ORTI DI VENEZIA

DAL COMUNICATO STAMPA DELLA FONDAZIONE MUSEI CIVICI VENEZIANI, DIRAMATO IL 16 DICEMBRE 2016: 

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PALAZZO DUCALE A VENEZIA: CONCLUSO IL RESTAURO DEI DUE PORTALI DELLA SCALA D’ORO FIRMATO GLI ORTI DI VENEZIA
I coniugi Tamai vincono la sfida e salvano gli ingressi monumentali dell’Atrio Quadrato attraverso la vendita delle insalate “Gli Orti di Venezia”

Venezia, 16 dicembre

La sfida per salvare i due portali dell’Atrio Quadrato di Palazzo Ducale attraverso la vendita delle insalate a marchio “Gli Orti di Venezia” è stata vinta. Dopo il primo, torna a brillare anche il secondo dei due ingressi monumentali situati nell’Atrio Quadrato, in sommità alla Scala d’Oro di Palazzo Ducale, a Venezia, grazie a un intervento di restauro durato quattro mesi. Entrambi i portali che sovrastano la Scala d’Oro vengono così definitivamente restituiti alla città e ai visitatori del Palazzo simbolo di Venezia nel mondo.

Lo hanno annunciato, oggi, mostrando in anteprima i risultati degli interventi di recupero, Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia e Paolo Tamai, titolare dell’azienda Gli Orti di Venezia, insieme ad Arianna Abbate, architetto e direttore lavori della Fondazione Musei Civici di Venezia.

I lavori di restauro dei due portali sono stati sostenuti, infatti, dell’azienda Gli Orti di Venezia che commercializza insalate fresche, sane e naturali, con un investimento totale di 38.500 più iva.

Nel 2015, Paolo e Marina Tamai de Gli Orti di Venezia si sono impegnati a finanziare, in collaborazione con il gruppo Eataly, il restauro del portale sommitale della Scala d’Oro. Eataly ha supportato l’iniziativa garantendo la vendita delle insalate a marchio “Gli Orti di Venezia per Eataly” negli store del gruppo. I lavori sono durati ben cinque mesi e si sono conclusi in Agosto scorso.

Quando si è manifestata la necessità di un recupero anche del secondo portale, che dà accesso ad un piccolo ambiente, oggi non accessibile agli itinerari di visita denominato sala del Savio alla scrittura, l’impresa veneziana “Gli Orti di Venezia” si è adoperata per garantire anche la copertura economica del restauro del portale “gemello” a quello del primo intervento.

L’operazione, nel complesso, ha rappresentato la prima occasione di restauro per i portali cinquecenteschi collocati nell’Atrio vestibolo delle sale in cui si riunivano i più importanti organi di governo veneziani e caratterizzato dal soffitto intagliato e dorato che incastona dipinti del Tintoretto.

Ad eseguire i lavori è stata la ditta veneziana Lares Srl che aveva già eseguito, all’inizio degli anni 2000, il restauro della restante parte della Scala d’Oro.

«Da oggi i moltissimi visitatori che ogni giorno percorrono questo affascinante‘scrigno’ d’arte, storia e mito che è il Palazzo dei Dogi – dichiara la presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi – potranno ammirare anche i due portali posti alla sommità della Scala d’Oro, finalmente tornati al loro antico splendore. Si tratta di un ulteriore importante tassello che testimonia quanto lo sviluppo e il consolidamento di sodalizi pubblico-privati, come in questo caso, grazie all’azienda ‘Gli Orti di Venezia’, sia un elemento divenuto oramai indispensabile e decisivo in un’ottica di conservazione e valorizzazione del nostro straordinario patrimonio culturale.»

«I portali cinquecenteschi posti alla sommità della Scala d’Oro di Palazzo Ducale, con i loro altorilievi finemente scolpiti che rimandano alla storia, agli avvenimenti e all’iconografia della Repubblica – aggiunge Gabriella Belli, direttore della Fondazione MUVE – rappresentano un’altra straordinaria prova di quell’ingegno veneziano che tutto il mondo ci ammira. Grazie a questo impegno, di cui siamo estremamente grati, è stato possibile non solo recuperarli al loro splendore originario ma anche ‘svelare’ nuove meravigliose storie da raccontare. Anche in questo intervento di restauro, infatti, la rimozione dei depositi ha rivelato alcuni particolari poco visibili, come le lacune del rilievo rinvenute sulle paraste e sullo stemma del secondo portale. Siamo inclini a pensare che tali porzioni mancanti recassero simbologie care al repertorio iconografico della Serenissima che furono rimosse durante le operazioni di ripulisti operate analogamente dai francesi in altre parti del palazzo».

«Siamo piccoli imprenditori del territorio e abbiamo accettato una doppia grande sfida – commenta Paolo Tamai, titolare con la moglie Marina dell’azienda Gli Orti di Venezia – L’abbiamo vinta soltanto grazie al supporto dei nostri consumatori e di alcuni importati partner e clienti. Il risultato, che da oggi tutti possiamo ammirare, ci riempie di soddisfazione e orgoglio. Confezione dopo confezione siamo riusciti a sostenere il peso economico del restauro di ben due portali. La bontà del nostro prodotto e la nostra intenzione hanno convinto Farinetti, con il gruppo Eataly, a sostenerci nel restauro del portale sommitale della Scala d’Oro. Quando si è presentata l’esigenza di un recupero anche per il secondo portale ci siamo impegnati nel finanziarne i lavori. In poco tempo siamo riusciti a coinvolgere la clientela della provincia di Venezia e alcuni marchi della grande distribuzione fra cui supermercati Conad, Punto Simply, e Ipermercati del gruppo Iper Tosano di Verona ai quali oggi va il nostro ringraziamento».

«Gli interventi, di tipo conservativo – spiega Arianna Abbate, architetto e direttore lavori per MUVE – sono consistiti prevalentemente in un’attenta pulitura delle superfici in pietra d’Istria scolpite ad altorilievo raffiguranti scene simboliche che rimandano ad avvenimenti storici, commemorativi cari ai veneziani e a temi quali potenza, forza militare, saggezza e giustizia. La complessa articolazione tridimensionale dei rilievi e la presenza di numerosi camei di miniatura a bassorilievo, ha richiesto lunghi tempi di lavorazione per la fase di pulitura, condotta con metodo chimico, mediante lavaggi ripetuti e applicazione a tampone e/o impacco di resine a scambio ionico in soluzione. Tale sistema è stato coadiuvato localmente dall’intervento di rifinitura mediante bisturi, laddove la tenacia dei depositi di sporco imputabili a stratificazioni secolari di cere ed olii protettivi lo rendesse necessario. L’intervento ha previsto anche la revisione complessiva delle stuccature in malta e taluni incollaggi di frammenti che già precedentemente avevano subito interventi di riadesione reputati non congrui. Infine la superficie è stata nuovamente protetta con una miscela di cere adeguata all’esposizione in interno del monumento».

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